domenica 17 febbraio 2008

I costi della politica in Italia

In Italia i costi della politica sono i più alti d'Europa?

Sì.

La previsione di spesa per il Parlamento nel 2007 è di 1.465 miliardi di euro, di cui 962 milioni per la Camera e 503 per il Senato.

In Francia spenderanno in tutto 845 milioni, in Germania 644, in Gra Bretagna 411.

I più parsimoniosi sono gli spagnoli: 150 milioni di euro.

(fonte Panorama 07/2007)

L'onestà dei nostri pOLITICANTI: Inchiesta de l'ESPRESSO

Casa Nostra *

di Marco Lillo, ha collaborato Laura Venuti

Ministri, presidenti delle Camere, sindacalisti, politici. Attuali ed ex. Hanno acquistato attici e appartamenti da enti pubblici o da privati a prezzi di favore. Rendendo doppio il privilegio che spesso già avevano come inquilini. Ecco nomi e cifre dell'ultimo scandalo immobiliare

Quei figli di papà in via Arenula

Il motto dell'Udeur è 'la famiglia prima di tutto'. Clemente Mastella lo ha applicato alla lettera quando si è trovato di fronte a una grande occasione: acquistare a un ottimo prezzo l'appartamento che ospita la redazione del giornale del partito. Invece di intestare tutto all'Udeur, il segretario ha preferito far comprare alla società dei figli, Elio e Pellegrino. ...

Ci sono ministri e leader di partito, ex presidenti del Parlamento e della Repubblica, magistrati e giornalisti. La nazionale dell'acquisto immobiliare scontato è talmente vasta e assortita che ci si potrebbe fare un ottimo governo di coalizione. Si va dall'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ai presidenti della Camera e del Senato del primo governo Prodi: Luciano Violante e Nicola Mancino.

Dalla famiglia del presidente dell'Udc Pier Ferdinando Casini a quella del ministro della Giustizia Clemente Mastella passando per la figlia del deputato di An Francesco Proietti. C'è il candidato leader del Partito democratico, Walter Veltroni e il presidente del Senato Franco Marini. Non mancano la Borsa, con il presidente della Consob Lamberto Cardia e il mondo del lavoro con il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. C'è il senatore Udc Mario Baccini e il responsabile della Margherita in Sicilia Salvatore Cardinale. Situazioni diverse tra loro che talvolta convivono nello stesso palazzo.

Prendiamo lo stabile Inpdai di via Velletri, a due passi da via Veneto. Al primo piano la moglie di Walter Veltroni ha comprato più o meno allo stesso prezzo pagato dall'ex sottosegretario Marianna Li Calzi che abita al quarto. Ma le due storie sono diverse. Li Calzi ha ottenuto il suo attico alla vigilia della svendita a seguito di una discussa procedura pubblica. Veltroni invece è nato nelle case dell'ente previdenziale dei dirigenti. L'Inpdai aveva affittato sin dal 1956 un appartamento al padre, dirigente Rai. Nel 1994 i Veltroni restituirono all'ente i due alloggi nei quali vivevano Walter e la mamma per averne in cambio uno più grande, il famoso primo piano di via Velletri da 190 metri quadrati che nel 2005 è stato acquistato dalla moglie del sindaco, Flavia Prisco, per 373 mila euro. Il prezzo è basso per effetto non di un'elargizione personale ma per il meccanismo degli sconti collettivi concessi a tutti allo stesso modo. Altra cosa ancora sono gli acquisti delle case dell'Ina ora finite a Generali e Pirelli. Questi colossi privati in alcuni casi si sono comportati come spietati alfieri del libero mercato.


Altre volte hanno fatto prezzi bassi per blocchi di appartamenti finiti poi a famiglie dai nomi noti come Mastella e Casini. Scelte discutibili per società quotate in Borsa come Pirelli e Generali che dovrebbero puntare solo al profitto e che, evidentemente, hanno pensato di fare gli interessi dei propri azionisti cedendo appartamenti ai politici e ai loro amici a valori bassi. Insomma, ci sono differenze radicali tra venditore privato e ente pubblico ma anche all'interno delle due categorie. Se non bisogna far di tutta l'erba un fascio però ci sono due cose che accomunano i protagonisti della nostra inchiesta: sono potenti che hanno pagato troppo poco ieri per l'affitto e oggi per l'acquisto.

Inoltre nella maggioranza dei casi in quegli immobili sono entrati grazie a conoscenze, entrature e amicizie. Questa disparità di trattamento con i comuni mortali non è una novità. Emerse con violenza populista nel 1996 durante il primo Governo Prodi grazie alla campagna 'Affittopoli' de 'il Giornale' di Vittorio Feltri. Oggi quegli stessi immobili affittati dieci anni fa ad equo canone sono stati svenduti definitivamente e il privilegio è stato reso eterno.

Per fare qualche esempio: Lamberto Cardia, presidente Consob, pagava 1 milione e 100 mila lire al mese di affitto nel 1996 e ha comprato nel 2002 a 328 mila euro 10 vani e due posti auto a due passi dal Palaeur. Maura Cossutta, onorevole dei Comunisti Italiani, pagava 1 milione e 50 mila lire allora e compra nel 2004 quattro camere, due bagni e balconi a due passi da San Pietro a 165 mila euro. Franco Marini pagava 1 milione e 700 mila lire allora e compra nel 2007 a un milione di euro due piani ai Parioli. A rendere 'svendopoli' ancora più odiosa di 'affittopoli' c'è il peggioramento drastico del mercato della casa. Il trattamento di favore diventa un'offesa insopportabile per chi è costretto a combattere ogni giorno con l'ufficiale giudiziario che vuole sfrattarlo.

Per capire 'svendopoli' bisogna iniziare il nostro viaggio da via Clitunno, nel quartiere Trieste. In questa strada immersa nel verde, ci sono due palazzi che facevano parte del patrimonio Ina-Assitalia e che rappresentano bene il confine tra i sommersi e i salvati delle dismissioni. Lì abitava, prima della separazione, Pier Ferdinando Casini con la prima moglie Roberta Lubich e le due figlie minorenni. Nello stabile accanto abitava una coppia di dipendenti Assitalia: Davide Morchio e la moglie Maria Teresa.

Negli anni Novanta le famiglie Morchio e Casini sono uguali: entrambi inquilini delle Generali, pagano un canone basso e sperano di poter comprare l'appartamento con lo sconto. Poi arrivano le vendite tanto attese e l'uguaglianza svanisce: la famiglia Lubich-Casini rileva a prezzi di saldo tutto il palazzo. Morchio insieme ad altre 19 famiglie deve andar via. Nessuna offerta per lui dalla nuova proprietà, che per ironia della sorte è Caltagirone, il nuovo suocero di Casini. Gran parte degli inquilini, come l'ex ministro verde Edo Ronchi che può permettersi di comprare lì vicino, lascia il campo. La famiglia Morchio invece resiste all'ufficiale giudiziario che chiede l'intervento della forza pubblica. "Abbiamo un contratto che ci dà il diritto di prelazione", spiega Davide Morchio, "ed è stato ignorato. Nel palazzo vicino hanno potuto comprare a prezzi di favore. È un'ingiustizia".

Anche l'immobile dove vive la prima moglie di Casini è stato ceduto in blocco ma con una procedura atipica. Ha comprato a un prezzo basso, 1 milione e 750 mila euro, la Clitunno Spa, società creata appositamente da un manager bolognese di area Udc, amico di Casini e della prima moglie. Si chiama Franco Corlaita e ha già rivenduto tutto. Indovinate a chi? Alla famiglia Lubich. Nel novembre del 2006 la mamma di Roberta compra per 586 mila euro il secondo piano. Ad aprile del 2007 la prima moglie di Casini compra il piano terra, a 323 mila euro. Passano due mesi e il 21 giugno scorso l'operazione si chiude con la cessione alle due figlie minori di Casini del terzo piano (306 mila euro per 5 vani catastali) e del primo piano (8,5 vani per 586 mila euro).

Casini partecipa all'atto (mediante un procuratore) in qualità di genitore anche se il notaio precisa che paga tutto la moglie. Per convincere il giudice tutelare ad autorizzare la stipula dell'atto, i genitori presentano una perizia da cui risulta che l'acquisto è 'molto conveniente'. Generali non fa una piega. Inutile dire che gli inquilini del palazzo vicino sono infuriati e ipotizzano una simulazione dietro questo strano giro. Nella sostanza, dicono, la famiglia Casini ha comprato con lo sconto e noi no. Alla beffa contro i vicini, si aggiunge quella agli inquilini, senza alcuna distinzione di rango. Al primo piano del palazzetto Lubich-Casini vive in affitto Roberto Barbieri, senatore del centrosinistra e presidente della Commissione parlamentare sui rifiuti. Paga un canone di ben 3 mila euro ma è stato trattato come gli altri. Nessuno gli ha detto che il suo appartamento è diventato della figlia di Casini. Nessuno gli ha proposto l'acquisto a 586 mila euro. Con tremila euro al mese avrebbe potuto accendere un mutuo per comprare. Invece a maggio del 2008 dovrà lasciare.

Anche il caso della famiglia Mastella dimostra che non sempre le società private sono così cattive. Il ministro della Giustizia abita all'ottavo piano di un palazzo sul lungotevere Flaminio che ha fatto la stesa trafila di quello di via Clitunno. Da Ina-Assitalia a Initium, società di Pirelli e Generali. Initium è proprietaria anche dei condomini di via Nicolai alla Balduina, dove abita l'ex ministro Baccini e di via Visconti a Prati, dove vive Francesco Cossiga. Gli inquilini di questi palazzi non sono stati trattati come quelli di via Clitunno. Stavolta Initium ha concesso prelazione e sconto. Così nel 2004 Baccini ha comprato la sua reggia da 15 vani, due terrazze e 4 bagni per 875 mila euro e Cossiga è diventato proprietario di casa, soffitta e magazzino per 710 mila euro.

Nel caso di Mastella però Initium ha fatto di più. Il 3 dicembre del 2004 nello studio del notaio Claudio Togna (dell'Udeur anche lui) c'era una riunione familiare. I Mastella al gran completo facevano la fila per stipulare atti e il povero Togna sfornava atti come una pizzeria di Ceppaloni. Sandra Mastella ha comprato l'appartamento dove dorme il marito e si è impegnata a prendere la residenza lì per ottenere le agevolazioni fiscali. Per lei un ottimo affare: 500 mila euro per un appartamento che include una veranda abusiva (condonata) e la terrazza su tre lati che guarda il Tevere e Monte Mario dall'ottavo piano. Subito dopo la moglie del ministro ecco arrivare i figli Elio e Pellegrino.

Comprano altri quattro appartamenti, due a testa. I prezzi erano davvero allettanti. A Pellegrino vanno il primo piano da 4,5 vani per 175 mila euro e altri 6 vani al quarto piano per 300 mila euro. Va ancora meglio al fratello che si accaparra un terzo piano con 5,5 vani per soli 200 mila euro e un miniappartamento con ingresso, camera, bagno e terrazza a livello per 67.500 euro, nemmeno il costo di un box in periferia. Le case sono state pagate in gran parte grazie ai mutui concessi da San Paolo (400 mila euro alla moglie) e Bnl (un milione e 100 mila euro ai figli che dovranno versare una rata mensile di 6.430 euro). E che nessuno vada in giro più a dire che Initium è cattiva con gli inquilini.

Anche Francesca Proietti, socia di Daniela Fini e figlia di Francesco, deputato di An e braccio destro di Gianfranco, ha comprato un appartamento a un prezzo d'occasione: 267 mila euro per un secondo piano con terrazza su tre lati, salone e due camere all'Eur. Sempre dal patrimonio ex Ina arrivano gli immobili di Nicola Mancino e Luciano Violante. L'ex magistrato torinese ha pagato con la moglie 327 mila euro nel 2003 un gioiello incastonato tra i Fori Imperiali e piazza Venezia: due terrazzette, tre livelli e una settantina di metri quadrati coperti.Nicola Mancino ha comprato insieme alla figlia Chiara nel 2001 una dimora da 10 vani più una soffitta autonoma su Corso Rinascimento, a due passi dal Senato per 1 miliardo e 550 mila lire del vecchio conio. Sempre dal gruppo Pirelli Giuliano Ferrara ha acquistato l'appartamento ex Ina da 7,5 vani in piazza dell'Emporio al Testaccio nel palazzo che un tempo veniva chiamato 'il Cremlino' per l'alta percentuale di comunisti. Ferrara, che un tempo tuonava contro De Mita per il suo affitto a Fontana di Trevi, ha rilevato un sesto piano con terrazzo a 890 mila euro.

Molto più bassi i prezzi praticati dagli enti previdenziali. Grazie al doppio sconto (30 per cento più 15 a chi compra tutto il palazzo) le parlamentari Franca Chiaromonte e Maura Cossutta hanno stipulato un atto collettivo per due appartamenti in via della stazione San Pietro rispettivamente per 113 mila e 165 mila euro. Notevole anche il caso di Raffaele Bonanni. Il segretario della Cisl ha conquistato nel 2005 un grande appartamento dell'Inps al sesto piano in via del Perugino, nel cuore del quartiere Flaminio: otto vani a 201 mila euro. Con quella cifra in zona si compra solo un garage.

L'anno scorso ha fatto il colpo del secolo anche l'ex ministro e deputato della Margherita siciliana Totò Cardinale. In via degli Avignonesi, una strada bellissima tra il Tritone e via Veneto, ha messo le mani su un terzo piano da otto vani con affaccio su via delle Quattro Fontane : un gioiellino da due milioni sul mercato libero portato via per 844 mila euro. L'ultimo è stato Franco Marini. Il presidente del Senato ha stipulato il rogito il 23 aprile scorso. Un milione di euro per aggiudicarsi la casa assegnata alla moglie dall'Inpdai in via Lima: due livelli per 14 vani nel cuore dei Parioli.

Se Marini è il politico che ha pagato il prezzo più alto (per una casa che vale comunque il doppio) l'oscar del rapporto qualità-prezzo spetta al senatore Udc Francesco Pionati. L'uomo che ha sfornato per anni pastoni per i telespettatori del Tg1 ha comprato un attico e superattico da favola in via Traversari. L'appartamento è aggrappato alla collina di Monteverde ed è affacciato su Trastevere. Grazie al solito doppio sconto ha speso un'inezia. L'allora mezzobusto del Tg uno aveva fatto ricorso al Tar per ridurre ulteriormente la valutazione e in Parlamento gli amici dell'Udc avevano presentato pure un'interrogazione parlamentare per contestare il prezzo esorbitante: 509 milioni di lire nel 2001 per 10 vani con doppia terrazza. Sì, un prezzo veramente scandaloso.

Quei figli di papà in via Arenula

La prelazione spettava all'Udeur, ma l'acquisto vantaggioso nel cuore di Roma lo fanno Elio e Pellegrino Mastella

Il motto dell'Udeur è 'la famiglia prima di tutto'. Clemente Mastella lo ha applicato alla lettera quando si è trovato di fronte a una grande occasione: acquistare a un ottimo prezzo l'appartamento che ospita la redazione del giornale del partito. Invece di intestare tutto all'Udeur, il segretario ha preferito far comprare alla società dei figli, Elio e Pellegrino. Permettendo loro un vero affarone. Se vendessero oggi potrebbero incassare una plusvalenza da un milione di euro.

Tutto inizia il 7 aprile del 2005 quando il consorzio che cura le vendite dell'Inail scrive all'Udeur, in qualità di inquilino, per offrirgli di acquistare l'appartamento dove ha sede il giornale del partito al prezzo di un milione e 452 mila euro più Iva. Prendere o lasciare. Mastella prende e fa bene. Stiamo parlando del quarto piano di Largo Arenula 34, pienissimo centro con affaccio su Largo Argentina. Un appartamento quasi identico, al primo piano dello stesso stabile, è stato ceduto nel 2006 dall'Inail a 1,4 milioni ed è stato rivenduto nel 2007 per 2 milioni e 350 mila più 100 mila euro di commissioni. La letterina che offre l'acquisto all'Udeur equivale a un assegno circolare che andrebbe incassato subito.

La prelazione spetta al partito, che è intestatario del contratto di locazione. Stranamente invece l'Udeur comincia un balletto di sigle e lettere. Prima sembra che acquisti 'Il Campanile nuovo' la cooperativa che edita il giornale. Poi invece acquista la società 'Il campanile Srl'. Tra le due c'è una bella differenza. Nel lontano 2001 anche 'Il campanile Srl' era la casa editrice del quotidiano ma ora, a dispetto del nome, è diventata qualcosa di ben diverso. Dopo aver incassato 480 mila euro di contributi per coprire i costi affrontati per il quotidiano nel 2000-2001, ha ceduto il campo alla cooperativa, come vuole la nuova legge.


La srl 'Il campanile' sembrava destinata alla rottamazione quando Clemente Mastella la ricicla per comprare l'appartamento di largo Arenula. L'atto doveva essere fatto entro ottobre del 2005 ma prima di firmare il segretario cambia opportunamente i connotati alla società. Il Campanile, diventa una società della sua famiglia. Prima era intestata a Tancredi Cimmino, l'ex tesoriere che nell'aprile del 2006 si candida con Di Pietro e viene trombato. Dopo le elezioni, nel maggio del 2006, Cimmino cede tutto a Clemente Mastella (che già aveva un 10 per cento della società).

Pochi giorni dopo il ministro della Giustizia gira le quote ai figli, Pellegrino ed Elio. Ora tutto è pronto per il grande acquisto. Il 10 luglio 2006 finalmente la società dei Mastella compra l'appartamento al quarto piano. Non basta. La srl cambia oggetto e si trasforma da semplice società editrice in azienda a tutto campo che può occuparsi di giornali ma anche di acquisizioni immobiliari, pubblicità, import-export, ristrutturazione di casali, attività turistiche e finanziarie. Poi muta anche il nome: ora si chiama 'Servizi e Sviluppo'. Una volta acquisita la sede, addio Campanile.

Oggi i figli di Mastella sono proprietari dell'appartamento e il giornale (che aveva più diritto di loro a comprare) è solo l'inquilino. Alla fine di questo giro tortuoso sono due le cose che sorprendono: una società finanziata dallo Stato con 480 mila euro nel biennio 2000-2001 per editare la testata del partito è diventata nel 2006 l'immobiliare privata dei figli del leader, scavalcando ogni distinzione tra interessi pubblici e affari privati che, anche in un partito a conduzione familiare, dovrebbe restare sacra. Inoltre la società di Pellegrino ed Elio ha fatto l'affare della sua vita grazie alla rinuncia del partito di papà a esercitare un suo diritto.

"Non c'è nulla di strano", dice il tesoriere dell'Udeur Pierpaolo Sganga, "l'acquisto è stato fatto senza alcuno sconto e senza alcun favoritismo, seguendo rigorosamente le procedure stabilite". Sganga annuncia che il partito sta per concludere un secondo colpo, ancora più grande, nello stesso palazzo. Anche i due appartamenti del secondo piano che ospitano la sede nazionale dell'Udeur presto saranno venduti all'inquilino. Un affarone che vale il doppio di quello già concluso: sono 21 vani contro i 9 dell'appartamento del quarto piano. Stavolta chi comprerà? Dalle carte depositate in conservatoria spunta una lettera dell'Inail del 2005 nella quale l'ente riconosce la prelazione per questi appartamenti, come per quello già venduto, alla solita società 'Il campanile Srl' oggi 'Servizi e Sviluppo' dei Mastella. A 'L'espresso' il tesoriere Sganga giura: "Comprerà l'Udeur".
M. L.

*da L'espresso on line del 30/08/2007

Grillo e le Elezioni politiche italiane 2008

Caro Beppe,

ho postato sul tuo blog dopo il tuo comunicato politico n. 1 e n. 2, ma, come sempre, nessuna risposta, per cui ti scrivo questa lettera aperta.

Ritengo sia più che legittimo cambiare opinione, soltanto i cretini non lo fanno, ma nel tuo caso non è stato cambiare opinione, è stato il salto della quaglia o, meglio, da navigato voltagabbana.

Mi spiego meglio:

dopo che hai sottoscritto il Manifesto per la Riforma della Repubblica e la Lista Civica Nazionale hai fatto una inversione di 180 gradi, dimenticandoti la tua firma sotto il Manifesto e DISCONOSCENDO la Lista Civica Nazionale.

Il tuo comportamento non mi meraviglia affatto: i tuo salti quagliferi sono ben noti a tutti, ad iniziare da quello sull’informatica, quando spaccavi i computer sul palcoscenico.

Ti chiedo, e lo chiedo anche a tutti coloro che ancora credono nelle tue idee, come pensi di poter realizzare un Nuovo Risorgimento italico senza entrare nella stanza dei bottoni.

Ti ho scritto ricordandoti, fra i molteplici esempi possibili, che la volontà popolare per questi pOLITICANTI italici affamati vale meno di zero. I referendum sulla responsabilità civile dei magistrati e sul finanziamento pubblico ai partiti sono stati vanificati con gli escamotage che sappiamo. La responsabilità civile dei magistrati quando sbagliano - e lo fanno spesso e volentieri - la paghiamo noi tutti. Il finanziamento si chiama rimborso elettorale e, considerato che è un rimborso, lo hanno aumentato fino alla modica cifra di 10 euro a cittadino!!!

E tu vorresti cambiare le cose soltanto inveendo, tuonando e imprecando dal tuo blog contro questo malaffare, compiacendoti perché vieni ripreso a livello mondiale dai massmedia internazionali.

Prescindendo da chi ti sta dietro e ti consiglia, inizia a farsi strada l’idea - fra i “grilliani” che il tuo cambiamento di rotta sia dovuto all’appoggio che vuoi/DEVI dare a Di Pietro. Posso capire le motivazioni di Vuolter Veltroni al quale l’ottimo rappresentante della casta di potere dei magistrati (leggasi l’ex pm Di Pietro) avrà ricordato la stagione di Mani pulite ed il trattamento riservato al compagno G (Greganti). Ma nel tuo caso, le motivazioni quali sono state…?

Hai trovato il tempo di leggere l’inchiesta sull’Italia dei Valori IMMOBILIARI fatta da Panorama e poi ripresa da Radio Radicale? Hai sentito o letto l’intervista all’avvocato di Achille Occhetto sul rimborso elettorale che il tuo amico Di Pietro ha incassato e come li ha utilizzati. Hai letto cosa dice di lui il giornalista e parlamentare europeo Giulietto Chiesa.

Il momento ideale e storico per una LISTA CIVICA NAZIONALE è questo . Dopo queste elezioni lor sIGNORI cambieranno qualcosa per lasciare tutto come adesso, se non peggio, trovando il modo o la maniera come evitare un prossimo fenomeno Grillo che possa - se prosegue concretamente la sua idea - cambiare realmente le cose.

Internet ha rivoluzionato il sistema mondiale e tu ne hai preso atto. Utilizzi la rete - come noi tutti - per dare voce a chi non può e, tentare, di cambiare le cose. Ma rimarrà un sogno se non entri nella stanza dei bottoni.

Una “cosina” Italiota: una delle più grandi caxxate dopo la seconda guerra mondiale!!!

Una “cosina” Italiota: una delle più grandi caxxate dopo la seconda guerra mondiale!!!

Come tagliarsi le balle… e poi lamentarsi di non averle.

Con il costo del petrolio ormai prossimo alla fatidica soglia di 100 dollari al barile, iniziano i pentimenti e le recriminazioni dei più, anche di alcuni ecologisti “verdi”, sul madornale errore - stimolato da due fattori: politici poco lungimiranti e l’emotività del dopo Cernobyl - che indussero gli italiani a votare, tramite lo strumento referendario (8-9 novembre 1987), l’abrogazione della scelta nucleare fatta dall’Italia.

Da allora sulla bolletta dell’ENEL continuiamo a pagare per tenere chiuse le nostre centrali nucleari di Caorso, Trino e Garigliano, e restare l’unica nazione europea priva di produzione elettrica da nucleare.

Un recente servizio del settimanale Panorama (1/11/2007) ha messo in risalto che l’ostacolo principale in Italia, per la produzione di energia pulita mediante le centrali nucleari di terza generazione è: l’opinione pubblica ancora piena di paure.

Ma il dovere del giornalista, ancor prima dei politici, è quello di informare con i fatti i lettori.

Esaminiamo alcuni di questi fatti.

Questione referendum: nel recente passato un altro referendum – quello sulla responsabilità civile dei magistrati – è stato disatteso dalla classe politica italiana, ovvero non è mai stata eseguita la volontà popolare.

Sulla questione nucleare si tratta di rivedere una scelta infelice, fatta più per emotività che per logica.

Se perfino Chicco Testa, uno dei promotori del referendum antinucleare ha cambiato opinione, diventando nuclearista al punto da scrivere un libro sull’argomento, è opportuno che i cittadini siano informati dettagliatamente sulle ragioni che c’impongono ANCHE la produzione di energia elettrica da nucleare, in quanto l’uso già lo facciamo, acquistando all’estero energia da nucleare dalla Francia, dalla Slovenia ecc.

Questione sicurezza: le moderne tecnologie – Francia docet – ci permettono di prevenire eventuali danni di origine tecnica. Il problema da vagliare con attenzione, prevedendo le misure si sicurezza più opportune, è quello della prevenzione per possibili, ma improbabili, attacchi terroristici.

Questione scorie: prescindendo dalla possibilità di ubicare le scorie presso un sito sicuro come una vecchia miniera o posto similare, si può prendere in considerazione l’eliminazione definitiva con il lancio nello spazio verso il Sole, fonte nucleare per eccellenza.

Le questioni a favore: sono talmente lapalissiane da essere superfluo elencarne il dettaglio.

Ne bastano due soltanto: il risparmio economico e la non dipendenza dal petrolio che, peraltro, è fonte in via di esaurimento.

Conclusioni: prima che diventi troppo tardi recuperare il tempo perduto, sarebbe opportuno che i nostri governanti facessero, una volta tanto, gli interessi reali di tutta la nazione Italia, predisponendo con leggi adeguate e tempestive il recupero del nucleare.

Giustizia: Un solo peso ma due misure.

Tratto dalla Rassegna stampa Radicale, pubblico questo interessante articolo.

Toghe rosse: nei secoli fedeli. Al partito

di Giancarlo Lehner *

Il dottor D'Ambrosio ha accettato subito e di buon grado la candidatura di quella parte politica, verso cui gli è andato sempre il cuore.
In generale, le toghe rosse hanno accumulato dei meriti, talora epocali, verso i comunisti.
Prima o poi una Commissione parlamentare d'inchiesta dovrà accertare questa anomalia tutta italiana. Va precisato che D'Ambrosio non è l'intollerabile toga rossa del tipo querulo, saccente, vanitoso e permaloso. Ad esempio, non è da eskimo, né è uso querelare scrittori e giornalisti. È sobrio, misurato, anche simpatico, benché possa tradirsi, quando sia a rischio la sua «area politica».

Potrebbe essere associato alla militanza, forte, tranquilla e incisiva di Bruti Liberati («La magistratura non deve limitarsi a garantire spazi di libertà, ma deve appoggiare chi gestisce il dissenso per innescare un processo di ribaltamento dei rapporti di forza»).

D'Ambrosio, infatti, è assimilabile non ai cani sciolti, rumorosi e velleitari, ma a quanti, avendo un partito di riferimento, non gli hanno mai sovrapposto o contrapposto Magistratura democratica. Viene in mente Generoso Petrella, un giudice iscritto al Pci e, poi, eletto in Parlamento, il quale definì «quattro gatti scalcagnati», quindi, inidonei a «trasformare la società», i «magistrati democratici».

La fama di «compagno», D'Ambrosio se la conquista sin dai tempi dell'inchiesta su piazza Fontana. Per alcuni fu di parte, per altri non fu perfetto come giudice istruttore.

Dal 23 marzo 1989, presso la Commissione stragi, giace una memoria che non ha mai avuto risposta. Eccone un brano: «Una delle cause primarie della mancata individuazione dei responsabili della strage di piazza Fontana fu il mancato puntuale esame dei corpi di reato e una carenza di indagini intorno ad essi...».

In questo testo, è riportata un'inquietante affermazione del pubblico ministero Occorsio, il quale, lamentando lacune e mancate consegne di documenti, disse: «Se gli stessi documenti mi fossero stati consegnati durante la mia istruttoria avrei incriminato da Freda a Valpreda...».

Sono storie passate e ingarbugliate. Fatto è, però, che la verità su piazza Fontana non è stata mai più accertata. D'Ambrosio si ripresentò alla ribalta, più toga rossa che mai, con Mani pulite.

Preso il Pci-Pds con il sorcio tangentista in bocca, D'Ambrosio, a caldo, dichiara: «Certo colpisce che di fronte a fiumi di miliardi accertati, si faccia bagarre per 621 milioni».
Molti pensarono ad un refuso e che a pronunciare quel commento fosse stato D'Alema.
E subito dopo: «La dottoressa Parenti si è messa in contrasto con la linea tenuta dal pool... Questo non è il processo al Pds, ma a Greganti e Stefanini».

Gli altri erano devastanti processi alla Dc e al Psi, questo a due tizi qualsiasi. La Parenti, per giunta, viene subito estromessa dall'inchiesta. C'è un altro colpo di teatro.
D'Ambrosio, il 12 ottobre 1993, dà per risolto il caso: i 621 milioni di Panzavolta a Greganti servirono a quest'ultimo per comprarsi casa a Roma, in via Tirso.

Il Pci-Pds è salvo e potrà continuare a fare la morale agli altri, ma la storia del rogito non torna: Greganti, alle ore 9 e 30 del 29 ottobre 1991, avrebbe prelevato il contante a Lugano e, nella stessa mattinata, avrebbe stipulato il contratto d'acquisto a Roma, presso il Monte dei Paschi di Siena.

Ubiquo, troppo ubiquo, il «compagno G.». D'Ambrosio verrà smentito dal pm Paolo Ielo, il quale, il 16 marzo 1998, chiedendo 4 anni e due mesi per Greganti, dice chiaro e tondo che quei soldi erano destinati al Pci-Pds. Ma non succede nulla.

La verità sulle tangenti rosse non si deve sapere, vedi, ad esempio, l'altra inchiesta 1993, quella su Paola Occhetto, sparita nel nulla।

* • da Il Giornale del 3 febbraio 2006, pag. 1

Come sempre i nostri pOLITICANTI: predicano bene e razzolano male.

Predicavano bene contro l’odiato Berlusconi per il suo conflitto d’interessi। Adesso che sono ritornati loro al governo – i centrosinistri – fanno di peggio।

Gli appalti del ministero al segretario di Visco

di Marco Menduni e Ferruccio Sansa *

Il Demanio dello Stato e la Sogei, enti controllati dal ministero dell’Economia, hanno affidato appalti per milioni di euro a una società di cui fino a pochi mesi fa era socio Giovanni Sernicola, capo della segreteria dello stesso viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco. Tra i soci della Gpsc srl (Government procurement services consulting srl) siedono anche l’ex vice-segretario dell’allora ministro delle Finanze Visco e il cugino di Sernicola. La Gpsc ha sede nello stesso immobile in cui si trovano gli uffici della Nens (Nuova economia nuova società), associazione privata fondata dal viceministro Visco insieme con il suo collega Pierluigi Bersani.
Coincidenze? Una fonte sicura, che ha accesso a tutti i documenti del condominio, conferma al Secolo XIX: «I due appartamenti, quello che ospita la Nens e quello della Gpsc, sono contigui e fanno capo alla stessa proprietà (la famiglia Spitz, cui appartiene il direttore del demanio, architetto Elisabetta Spitz, nominata pochi mesi dallo stesso Visco, ndr). Anzi, dal punto di vista amministrativo gli appartamenti risultano come un’unica unità».
Il presidente dell’associazione è proprio quel Giovanni Sernicola, segretario di Visco ed ex-socio della Gpsc. E alla guida dell’associazione privata di Visco si trovano alcune persone che siedono anche nei posti chiave della Gpsc, scelta dal ministero dell’Economia per i suoi appalti.
Ciliegina sulla torta: uno di quegli appalti è stato firmato proprio da Elisabetta Spitz, direttore del Demanio nominato da Visco e la cui famiglia è proprietaria dell’appartamento che ospita l’associazione Nens.
Una catena di conflitti di interesse, una rete di partecipazioni e di appalti che Il Secolo XIX è riuscito a dipanare e che ruota tutta intorno alla figura di Giovanni Sernicola e allo stabile di viale Angelico 163 nel quartiere di Prati, a Roma.

* Tratto dal Blog di Beppe Grillo.it 11/11/2007